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Quando
i portoghesi si insediarono nell¹arcipelago
di Capo Verde, nel secolo XVI, le isole corrispondevano
al nome che veniva loro dato: erano infatti
coperte da una fitta vegetazione tropicale che
contrastava con le rocce vulcaniche nere e con
l¹azzurro del mare.
Quattrocento anni dopo, la colonizzazione aveva
trasformato le isole in un «deserto galleggiante».
Gran parte della popolazione emigrò alla ricerca
di cibo e coloro che scelsero di rimanere, dipendevano
in gran parte dagli aiuti provenienti dall¹estero.
Nel secolo XVI, Capo Verde era uno scalo importante
nelle rotte che trasportavano schiavi verso
l¹America.
I ripetuti assalti dei pirati inglesi, olandesi
e francesi obbligarono il Portogallo a cercare
di convincere gli agricoltori della regione
interna dell¹Alentejo a trasferirsi nell¹arcipelago,
per consolidare così una presenza stabile e
duratura. Tuttavia i nuovi coloni introdussero
un¹agricoltura poco adeguata che distrusse rapidamente
il suolo fertile. In questo modo, nel secolo
XVIII, cominciarono a verificarsi periodi di
siccità ricorrente che continuarono sino ad
oggi. La riduzione drastica dell¹attività agricola
provocò un¹emigrazione di massa dei capoverdiani,
in gran parte verso la Guinea Bissau, altra
ex colonia portoghese che ha sempre mantenuto
dei rapporti stretti con l¹arcipelago. Successivamente,
l¹emigrazione si diresse verso l¹Angola, il
Mozambico, il Senegal, il Brasile e poi soprattutto
verso gli Stati Uniti.
La lotta di liberazione rafforzò ancora di più
i già stretti legami esistenti tra la Guinea
Bissau e Capo Verde. Un fattore importante fu
la creazione, nel 1965, del Partito Africano
per l¹Indipendenza della Guinea Bissau e di
Capo Verde (PAIGC), che raggruppava i militanti
delle due colonie. Amilcar Cabral, il fondatore
e l¹ideologo, sosteneva la necessità di un¹azione
di lotta comune e voleva uno sviluppo congiunto,
a partire da una visione complementare delle
due economie una volta raggiunta l¹indipendenza.
Nel 1961 ebbe inizio la guerriglia nel continente,
con l¹impegno nella lotta di centinaia di patrioti
capoverdiani. Nell¹aprile 1974 cadde il regime
coloniale portoghese, si formò un governo di
transizione e nel 1975 venne proclamata l¹indipendenza.
Per la prima volta nel mondo, un solo partito
- il PAIGC - governava due paesi.
Aristides Pereira venne eletto presidente di
Capo Verde e il comandante Pedro Pires assunse
l¹incarico di primo ministro.
La direzione del PAIGC si mosse per dare vita
ad una federazione tra Capo Verde e la Guinea
Bissau e le rispettive Assemblee nazionali costituirono
un Consiglio dell¹Unione. Sul piano economico,
il governo di Capo Verde dovette affrontare
gli effetti drammatici di una siccità che ebbe
inizio nel 1968, lasciando senza sostentamento
l¹80% della popolazione.
La crisi non provocò conseguenza catastrofiche
grazie alla mobilitazione popolare e all¹aiuto
internazionale. Dal 1975 l¹area boschiva cominciò
ad aumentare, passando da 3.000 a 45.000 ettari.
In 10 anni, il governo prevedeva la coltivazione
di oltre 75.000 ettari e legna a sufficienza
per le necessità interne. All¹inizio delle stagioni
piovose, uomini e donne lasciavano i lavori
tradizionali per una settimana, dedicandosi
a piantare alberi.
La riforma agraria voluta dal governo diede
la priorità alla produzione di alimenti per
il consumo interno, al contrario del periodo
coloniale quando i prodotti coltivati erano
destinati all¹esportazione.
In quell¹epoca, le isole producevano appena
il 5% del loro fabbisogno alimentare e la diminuzione
della produzione agricola aveva portato a stimolare
la pesca. Capo Verde appoggiò l¹Angola nella
«seconda guerra di liberazione», permettendo
ai velivoli cubani di fare scalo nell¹arcipelago
durante il ponte aereo che contribuì a respingere
l¹invasione del territorio angolano da parte
delle truppe dello Zaire e del Sudafrica. Capo
Verde adottò una politica di non-allineamento,
garantendo che il suo territorio non sarebbe
stato usato per installare basi militari straniere.
Nel 1981, quando il PAIGC discuteva sulla nuova
Costituzione per la Guinea Bissau e Capo Verde,
venne deposto il presidente Luiz Cabral della
Guinea Bissau. João Bernardino Vieira prese
la guida del governo e adottò una politica contraria
all¹integrazione. Nel gennaio 1981, gli esponenti
del PAIGC, a Capo Verde, celebrarono un congresso
straordinario, per analizzare i cambiamenti
politici della Guinea Bissau. Dopo aver ratificato
la loro adesione ai principî difesi da Amilcar
Cabral, gli esponenti del congresso decisero
di modificare il nome in Partito Africano per
l¹Indipendenza di Capo Verde (PAICV), separandosi
organicamente da quello esistente in Guinea
Bissau. Le relazioni tra i due governi rimasero
tese, ma grazie alla mediazione di Angola e
Mozambico, nel 1982 si arrivò alla riconciliazione,
quando il presidente mozambicano Samora Machel
riunì a Maputo Aristides Pereira e João Bernardino
Vieira. Passi avanti ci furono nel novembre
1982 durante la Conferenza delle ex Colonie
Portoghesi in Africa, svoltasi a Capo Verde.
Il presidente Vieira vi partecipò, nella città
di Praia, insieme ai suoi colleghi di Angola,
Mozambico, Capo Verde e São Tomé. Le relazioni
diplomatiche furono normalizzate, ma il partito
non venne riunito e i progetti di unificazione
furono archiviati. Nel 1984 la siccità ridusse
i raccolti del 25% rispetto ai cinque anni precedenti,
il disavanzo commerciale fu di 70 milioni di
dollari e il debito estero arrivò a 98 milioni
di dollari. Il sistema di distribuzione alimentare
e l¹efficienza della gestione statale evitarono
al paese di precipitare nella carestia, ma ci
furono comunque problemi di denutrizione. La
scarsità delle risorse costrinse Capo Verde
a dipendere dagli aiuti esterni. E questa situazione
fece fallire alcuni progetti inclusi nel «Primo
Piano di Sviluppo». Nel 1986 venne messo in
atto il «Secondo Piano di Sviluppo», che dava
la priorità al settore privato dell¹economia,
specialmente quello cosiddetto informale; in
agricoltura si puntava a combattere la desertificazione.
L¹obiettivo era di recuperare - fino al 1990
- più di cinquemila ettari di terra, introdurre
un sistema unico di amministrazione e di redistribuzione
delle riserve di acqua del paese. La prima tappa
del progetto vide la costruzione di oltre quindicimila
dighe per la raccolta delle acque piovane, e
il rimboschimento di 23.101 ettari. Nonostante
le condizioni climatiche negative si verificò
un aumento della produttività agropecuaria che
consentì al paese di rendersi autosufficiente
dal punto di vista alimentare, senza far ricorso
alle importazioni. Il nuovo governo cominciò
la transizione verso l¹economia di mercato,
privatizzando imprese di assicurazione, pesca
e banche, secondo i dettami degli organismi
internazionali da cui dipendeva in gran parte.
Gli aiuti costituivano il 46% del prodotto interno
lordo, mentre un altro 15% proveniva dalle rimesse
di denaro dei 700.000 capoverdiani residenti
all¹estero. Il governo liberale, di fronte a
una disoccupazione del 25%, annunciò un piano
di ristrutturazione. Nei primi mesi del 1993
fu annunciata la necessità di dimezzare il numero
dei 12 mila funzionari pubblici e la liberalizzazione
graduale dei prezzi. Il bilancio del 1994 prevedeva
tagli nella spesa pubblica, ma anche un aumento
degli investimenti, passati da 80 milioni di
dollari nel 1993 a 138 milioni nel 1994. Settori
prioritari per gli investimenti furono quelli
dei trasporti, delle telecomunicazioni e dello
sviluppo rurale. Nel gennaio 1995 il primo ministro
Carlos Veiga attuò importanti cambiamenti nel
suo governo, per «facilitare la trasformazione
del paese in un¹economia di mercato». Una delle
più importanti misure riguardò la fusione dei
ministeri delle Finanze, del Coordinamento Economico
e del Turismo, dell¹Industria e Commercio in
un unico ministero del Coordinamento Economico.
L¹inflazione nel 1995 fu del 6% e l¹economia
capoverdiana vide un aumento degli aiuti esterni,
in particolare quelli dell¹Unione Europea. Nel
1997 la disoccupazione si mantenne al 25%. A
metà dell¹anno il primo ministro annunciò la
firma di un accordo con l¹Italia per aumentare
gli investimenti nel turismo. La Banca Africana
per lo Sviluppo concesse un prestito di 4,9
milioni di dollari per finanziare progetti di
ricostruzione di strade. Capo Verde ha ricevuto
appoggio economico dalla Cina e ha raggiunto
un¹intesa col governo dell¹Angola per realizzare
investimenti congiunti in settori come la sanità
e i servizi sociali.
EMI
- Editrice Missionaria Italiana Via di Corticella,
181 40128 Bologna
http://www.prosol-bo.org/Testi/Mondo/Africa/CapoVerde.htm
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